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Impariamo il Samu, e il flusso dei pensieri rallenta…

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La pratica di Samu è la pratica della meditazione sul lavoro. E’ la pratica più caratteristica dello Zen oltre allo Zazen, la meditazione seduta, e viene condotta in monastero quotidianamente.
Spesso consiste nelle pulizie e nella manutenzione del monastero; immergendo la mente e il respiro nell’attenzione all’azione che si compie, spazzando i tatami o sfregando la spugna sul bordo liscio del lavabo, il flusso di pensieri della mente inizia a rallentare e si trova la consapevolezza della meditazione.
Il Samu è una pratica fondamentale, importante per mille motivi diversi, e si inizia a farne tesoro nel momento in cui ci si rende conto che spazzare il giardino, cuocere il riso, pulire bagno, corridoi e scalinate non viene fatto per svolgere un incarico assegnato o sbrigare una faccenda, ma per cogliere la bellezza di un atto che vale di per sé.
Racconti ricorrenti di ogni tempo mostrano maestri far pulire appositamente oggetti e stanze già minuziosamente pulite proprio per dare modo ai discepoli di capire questo. Strofinata dopo strofinata, panno dopo panno, il praticante comprende l’importanza del samu e il momento in cui, dopo la meditazione, cuscini e sottocuscini vengono messi a posto e la sala viene rassettata, è un momento di pace in cui la mente, stanca dai ritmi del lavoro di ufficio, può lasciare spazio al corpo, che può muoversi libero e creativo in un esercizio semplice.
Chi riesce ad imparare Samu in monastero fa tesoro di ogni movimento, di ogni azione che compie e una volta padroneggiata la pratica, una volta tornato nella propria vita quotidiana, può trovare in ogni piccola faccenda la pace meravigliosa della consapevolezza.